Per una madre, tornare nello stesso ospedale dove ha partorito alcuni anni prima può rendere particolarmente visibili i cambiamenti avvenuti nel frattempo. È quello che è successo ad Aynisha, 40 anni, residente ad Addis Abeba, che nell’agosto 2026 è tornata al Tikur Anbessa Specialized Hospital (TASH) per la nascita del suo terzo figlio.
Sei anni prima aveva partorito nello stesso ospedale il suo secondo figlio. Questa volta, una gravidanza complicata ha richiesto un periodo di osservazione in ospedale prima del parto.
Dopo la nascita, il bambino, nato prematuro, è stato trasferito nell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove ha potuto ricevere cure specialistiche e un monitoraggio continuo.
«Gli operatori sanitari mi hanno spiegato che il mio neonato aveva una condizione che richiedeva cure aggiuntive in terapia intensiva neonatale», racconta Aynisha. Il bambino è rimasto in TIN per più di nove giorni, ricevendo farmaci, supporto respiratorio e altre cure grazie alle apparecchiature disponibili nel reparto. Con il miglioramento delle sue condizioni, è stato successivamente trasferito nell’area subcritica dedicata ai neonati prematuri, dove ha potuto continuare a essere allattato dalla madre.
Un reparto cambiato nel tempo
Aynisha ricorda la differenza tra la struttura che aveva conosciuto sei anni prima e quella in cui è stato assistito il suo terzo figlio.
«All’epoca, il reparto di terapia intensiva neonatale non era adeguato. Ora le stanze sono completamente attrezzate con le diverse apparecchiature necessarie per i neonati e le pareti e i pavimenti sono puliti e accoglienti».
Al di là delle strutture e delle attrezzature, la madre sottolinea soprattutto la presenza costante del personale sanitario. Infermiere e operatori hanno seguito il neonato durante il ricovero, sostenendo anche Aynisha nelle prime difficoltà con l’allattamento.
Per Suor Huluagerish, infermiera neonatale con dieci anni di esperienza nella TIN, il percorso del bambino riflette l’importanza di poter contare su un sistema in grado di garantire diversi livelli di assistenza in base alle condizioni cliniche del neonato.
Rafforzare i servizi, migliorare l’assistenza
L’esperienza di Aynisha si inserisce nel progetto “Rafforzamento della neonatologia in Etiopia”, finanziato dalla Cooperazione Italiana e realizzato da Medici con l’Africa CUAMM, in collaborazione con il Ministero della Salute, presso il Tikur Anbessa Specialized Hospital di Addis Abeba e l’Ospedale Suhul di Shire, nella regione del Tigray.
L’intervento mira a contribuire al rafforzamento dell’assistenza neonatale attraverso il miglioramento delle strutture e delle dotazioni, il consolidamento delle competenze del personale sanitario e il potenziamento della capacità degli ospedali di rispondere ai bisogni dei neonati che necessitano di cure specialistiche.
La storia di Aynisha mostra il valore concreto di questo investimento: quando competenze, personale e attrezzature adeguate sono disponibili nello stesso percorso assistenziale, un neonato prematuro può ricevere tempestivamente le cure di cui ha bisogno.
Aynisha guarda ora al momento in cui suo figlio potrà lasciare l’ospedale. La sua esperienza la porta anche a sottolineare l’importanza di rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari e di poter disporre di cure specialistiche non troppo lontane dal luogo in cui le famiglie vivono.
Rafforzare la neonatologia significa, quindi, intervenire su un elemento essenziale della qualità dell’assistenza sanitaria: la possibilità di riconoscere, trattare e accompagnare in sicurezza i neonati più vulnerabili, sostenendo al tempo stesso le loro famiglie.
Foto: Aynisha con il suo neonato presso il Tikur Anbessa Specialized Hospital (TASH), Addis Abeba, agosto 2026.
Fonte: Medici con l’Africa CUAMM – Progetto “Rafforzamento della neonatologia in Etiopia”